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lunedì 2 gennaio 2012

Intervista Amabile Giusti

Ciao Amabile! Benvenuta nel blog La mia passione? I libri! Grazie infinite per la tua disponibilità...Ti andrebbe di raccontarci un po’ di te?
Grazie a te Giada, è un piacere essere tua ospite. Una cosa certa di me è che non amo molto raccontarmi: io che navigo tra le parole, mi ritrovo ad annaspare quando si tratta di descrivere me stessa. Posso dirti che non sono esattamente come Giulia, la protagonista di Cuore nero, capelli ricci a parte. Non sono una che acchiappa la vita, una principessa spericolata ma tosta ( come la definisce qualcuno) : sono una che attende e riflette, salvo poi fare, naturalmente, ciò che avrei fatto se mi fossi buttata da subito! Solo che, prima, accontento i miei quarant’anni facendo finta di ponderare le cose… Sono una persona tremendamente sensibile, leggermente ipocondriaca, un pochino misantropa. 


In breve cosa diresti sulla trama del tuo romanzo, Cuore nero?
E’ una storia sull’amore, sul primo amore, e su come cambi la vita e apra per sempre le porte verso il mondo dei grandi. Un amore tra due persone profondamente diverse, che imparano a tollerare dapprima e difendere subito dopo la diversità dell’altro. Una storia malinconica e divertente, come sono malinconici e divertenti tutti i cambiamenti, poiché si perde e si guadagna allo stesso tempo. Una storia che, benché fantasy, racconta con realismo le emozioni, le difficoltà, le battaglie di chi cresce.


Com'è nata la storia?
Qualche idea mi frullava in testa, vaga e spezzettata, quando ho visto per la prima volta quella che nel romanzo ho chiamato la Villa dell’Agave. Una sera, durante una passeggiata, questa dimora cadente si è come materializzata oltre una nebbia molto simile a quella del primo capitolo del libro. Mi ha fulminata, e subito dopo ho immaginato degli strani personaggi che vi abitavano, e come avrei reagito se qualcuno di loro mi fosse apparso davanti in quel momento, nel silenzio. E’ stato abbastanza naturale, quindi, concepire tutto il resto, un po’ come se non avessi creato io la storia ma la storia esistesse già e si fosse offerta al mio cuore.


C'è qualche personaggio del tuo romanzo a cui ti senti più vicina?
A tutti, perché in tutti c’è una parte piccola o grande di me, della mia personalità, della mia vita, di ciò che vedo ogni giorno. E’ inevitabile trasferire qualcosa in modo più o meno consapevole. Anche i personaggi negativi, o presunti tali, celano dei travagli, non mi piacciono i cattivi scontati, caricaturali, senza speranze, o i buoni senza macchie. Per questo li amo tutti, perché nessuno è bianco o nero, nessuno fa scelte perfette, nessuno è un santo. 


Qual è il personaggio di cui più ti è piaciuto scrivere?
Indubbiamente Max. Mi intrigano molto i personaggi con dei segreti, un passato, un vissuto che non trapela subito, quelli che sembrano superficiali e hanno dentro mille sfaccettature. E poi, mi sono innamorata di Max mentre scrivevo! Impossibile, temo, non cadere nella sua trappola, per la diciassettenne che è in me… 


A che tipo di lettori credi sia principalmente adatto il tuo romanzo?
Indipendentemente dall’età, penso che piacerà di più a chi ama le storie d’amore non leziose, non tutte cuori e fiori, non scontate, che, pur arricchite di personaggi fantasy, descrivono le emozioni in un modo che scatena l’immedesimazione. Ciò che prova Giulia lo può provare chiunque, non è necessario amare un vampiro per sentirsi come si sente lei. Non è un’eroina irraggiungibile, non è nemmeno un’eroina, è una ragazza come tante che sperimenta nuove sensazioni, che si mette alla prova, che fa i conti con le responsabilità dell’amore. Che lui sia un vampiro è, in definitiva, solo un dettaglio. 


Progetti per il futuro?
In due parole: scrivere sempre. 


Quando e com'è nata la tua passione per la scrittura?
Non lo so bene, la coltivo da quando ero bambina. Non credo sia nata separatamente da me, è nata con me. Non ho ricordi di me senza questo tarlo, questa delizia: fantasticare e scrivere, e leggere forsennatamente. Leggere e scrivere erano più essenziali, per me, che mangiare e respirare, e lo sono tutt’ora… 


Dove ti piace scrivere? C'è un momento della giornata in particolare?
Non c’è orario, anche se di solito sono più creativa di mattina presto o di sera tardi. Scrivo nel mio studio, al mio pc. Ogni tanto qualche idea balena improvvisa altrove, e allora la salvo su un taccuino, rapidamente, per non correre il rischio di dimenticarla, ma deluderò chi ha una visione ben più avventurosa dello scrittore, dicendo che di solito non sono preda di frenesie creative che mi costringono a buttar giù pensieri su tovaglioli di carta. Per me scrivere è soprattutto disciplina, ordine e metodo, silenzio e concentrazione. 


Quali sono i tuoi autori preferiti? E i libri?
Sono cresciuta coi classici, da Jane Austen e Charlotte Bronte, amo molto i gialli, divoro fumetti giapponesi, ma non ho una particolare predilezione per gli urban-fantasy.


Cosa rappresentano per te i libri?
Microcosmi. Vite di altri che mi ispirano, che mi consolano, che mi fanno arrabbiare, e comunque mi fanno sentire meno sola. Fratelli affettuosi o coltelli. Che quando vogliono sanno fare molto male.


Che romanzi consiglieresti?
Non do mai consigli generici sui libri, perché penso che vadano adattati alle persone, ai loro gusti. Mi viene in mente qualche titolo che ho amato molto: La bottega dei giocattoli di Angela Carter, tutti i libri di Wodehouse con Jeeves e Bertie Wooster come protagonisti, Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Infine, Cuore nero, poiché i diritti d’autore andranno interamente al Rifugio I fratelli Minori della Lida di Olbia.


Cosa consiglieresti agli/alle aspirati scrittori/scrittrici?
Di scrivere molto, leggere moltissimo, e mettersi continuamente a soqquadro. Non essere mai soddisfatti pienamente, mai presuntuosi, mai sentirsi intoccabili, mai convincersi che senza di noi la letteratura mondiale andrebbe a rotoli. Correggersi sempre, farsi leggere e non offendersi per le critiche. Non cercare di emulare nessuno per lo stile, preferire la semplicità alla ridondanza, che in pochissimi possono padroneggiare senza diventare insopportabili. Non basta una sfilza di aggettivi e avverbi più o meno forbiti per fare una storia. Non raccontare mai nulla di cui non si sappia qualcosa, emozioni che non si sono provate o che non si sia in grado di provare. Infine, avere pazienza e perseveranza: se il seme è buono germoglierà. 


E' il momento di salutarci e io ti ringrazio ancora, è stato un vero piacere. Vuoi concludere con una bella dedica ai tuoi lettori?
A voi, amici miei, inestimabili tesori, grazie per ciò che siete e per come siete, per perdonare i miei errori e accogliere i miei sforzi. Spero di fare sempre meglio per meritarvi.

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